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Governo Provvisorio di Lombardia (1848)
Dal 1820 la politica austriaca determinò sentimenti di ribellione nei territori
del Lombardo-Veneto, soprattutto in quel ceto intellettuale che si era imposto
politicamente durante l'età napoleonica e che ora gli austriaci escludevano
da ogni attività di governo. La durezza della repressione austriaca non
solo non eliminò la ribellione, ma anzi la allargò anche a quegli
strati sociali, soprattutto aristocratici, che fino a quel momento erano rimasti
fedeli all'Austria.
A Milano, il regime oppressivo e poliziesco esasperò gli animi di tutta la cittadinanza: gli episodi più gravi si svolsero nel settembre del 1847. La situazione divenne sempre più critica, fino a quando lo scoppio del moto viennese del 13 marzo 1848 fu la miccia che accese l'insurrezione anche a Milano. Il 18 marzo cominciarono quelle "cinque giornate" che sarebbe state uno degli episodi più importanti del Risorgimento italiano. Fuggito il vicerè Ranieri e rinchiusosi il Radetzky all'interno del Castello, tutta la popolazione si sollevò innalzando barricate e dopo cinque giorni di aspri combattimenti cacciò gli austriaci da Milano (22 marzo 1848). Durante le "cinque giornate" si formò in Milano un Governo Provvisorio, costituito in assoluta prevalenza da aristocratici e presieduto dall'ex podestà Gabrio Casati, e un Consiglio di guerra, guidato dal repubblicano Carlo Cattaneo. Con l'intervento a fianco di Milano insorta, cui si unì Venezia, del re di Sardegna e dei sovrani degli altri stati italiani, compreso Papa Pio IX, scoppiò così la "prima guerra d'indipendenza italiana", che vide alla fine prevalere l'Austria. Il 6 agosto 1848 gli Austriaci, sconfitto Carlo Alberto a Custoza, rientravano a Milano.
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