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La più importante delle zecche lombarde
è certamente Pavia, che fu attiva già in età
romana imperiale, poi con il re ostrogoto Baduela/Totila e che infine
fu zecca centrale di emissione dei re longobardi (anche se solo Desiderio,
756-774) compare con il suo nome sulle monete. La produzione proseguì
con Carlo, re dei Franchi e poi Imperatore (dall'800), che fece di
Pavia la zecca palatina in Italia (cioè la zecca direttamente
controllata dall'Imperatore. La moneta di Pavia ebbe straordinaria
diffusione, con gli ottolini (denari in argento emessi da uno degli
imperatori con il nome di Ottone) e soprattutto con gli enriciani
(denari in argento emessi da uno degli imperatori con il nome di Enrico).
Essa fu, nell'XI-XIII secolo in competizione, su tutto il territorio
italiano, in competizione con i Denari in argento di Lucca, Milano,
Treviso e poi Venezia ecc.
L'attività della zecca si ridusse con la caduta della città sotto il controllo della più potente Milano. Le ultime emissioni furono infatti a nome dei Visconti e degli Sforza. Con la conquista da parte delle città lombarde dell'autonomia comunale, dal XII secolo, altre zecche vennero aperte, utilizzando talvolta la delega imperiale più antica (del X secolo). Vennero emesse, in età talvolta ancora accanitamente discussa tra gli specialisti, monete in argento a Cremona (che l'imperatore Federico II oppose a Milano, al quale era stata revocata la delega all'emissione di moneta), a Brescia, Mantova (che propone nel tipo l'immagine simbolica del poeta Virgilio), con altri centri comunali. Quasi tutte le città che ebbero la zecca emisero infatti successivamente moneta a nome dei Signori che si impadronirono del potere, dal XIV secolo in poi. Mantova dal XIV secolo, con i Gonzaga, Monza nel XV secolo, con Estore Visconti, Mesocco con il Trivulzio, nel XVI secolo. Le zecche presenti in Mostra sono: |